Mese: Gennaio 2016

Australia: Djokovic batte Federer e vola in finale

Finale donne sarà S.Williams-Kerber, battute Radwanska e Konta

Novak Djokovic, numero 1 del mondo e campione in carica, è il primo finalista degli Australian Open grazie alla vittoria, per 6-1 6-2 3-6 6-3 su Roger Federer (3), che lo ha portato in vantaggio, 23-22, nelle sfide con lo svizzero. In finale, domenica, il 28enne serbo, che punta al sesto titolo a Melbourne, sfiderà il vincente tra lo scozzese Andy Murray (2) e il canadese Milos Raonic (14), in campo domani nell’altra semifinale.

Saranno Serena Williams e Angelique Kerber a sfidarsi sabato nella finale degli Australian Open, grazie alle rispettive vittorie su Agnieszka Radwanska e Johanna Konta. La 34enne statunitense, numero 1 del tennis mondiale e campionessa in carica, ha battuto per 6-0 6-4 la 26enne polacca (4), che in nove sfide non è mai riuscita a sconfiggerla. Serena, che a Melbourne ha conquistato sei (in altrettante finali) dei suoi 21 titoli Slam, ha concluso il match, dopo 1h04′, con tre ace e un diritto vincente. Nell’altra semifinale, la Kerber (6) ha raggiunto la sua prima finale in un torneo ‘major’ imponendosi per 7-5 6-2, in 1h22′, sulla 24enne Konta (47), prima britannica arrivata al penultimo atto di uno Slam dal 1983. La 28enne mancina tedesca ha vinto una volta in sei sfide con la Williams. Il programma della 11/a giornata del primo Slam della stagione prevede anche la prima semifinale maschile, per la quale stanno per scendere in campo il serbo Novak Djokovic, numero 1 e campione in carica (oltre che nel 2008, 2011, 2012 e 2013), e Roger Federer (3), quattro volte vincitore a Melbourne (l’ultima nel 2010). L’altra semifinale opporrà domani lo scozzese Andy Murray (2) e il canadese Milos Raonic (14)

Milos Raonic, numero 14 del ranking, è il quarto semifinalista degli Australian Open, grazie alla vittoria, per 6-3 3-6 6-3 6-4, sul francese Gael Monfils (25). Il 25enne canadese, che negli ottavi aveva sconfitto lo svizzero Stanislas Wawrinka (4), affronterà nel penultimo atto del torneo lo scozzese Andy Murray (2), che si è imposto per 6-3 6-7 (5) 6-2 6-3 sullo spagnolo David Ferrer (8). L’altra semifinale opporrà il serbo Novak Djokovic, numero 1 e campione in carica (oltre che nel 2008, 2011, 2012 e 2013), e lo svizzero Roger Federer (3), quattro volte vincitore a Melbourne.

Share Button

Quanto si risparmia con le lampade a LED?

Le lampade a LED fanno spendere fino al 50% in meno in bolletta rispetto a quelle a risparmi energetico

Sono tanti i consumatori che si chiedono quanto sia possibile risparmiare in bolletta utilizzando le lampade a LED. Si tratta infatti di una tipologia di lampadine che durano a più lungo e consumano molta meno corrente rispetto alle vecchie a incandescenza, che peraltro ormai non possono nemmeno più essere vendute. Inoltre, le lampade a LED costituiscono una scelta più ecologica e vantaggiosa anche rispetto alle lampadine a risparmio energetico (o a fluorescenza).

Lampadine a LED vs. lampadine a risparmio energetico
Per capire quanto si risparmia con le lampade e LED, Italia LED ha effettuato una ricerca analizzando la spesa necessaria per illuminare un ambiente di medie dimensioni per 50.000 ore (circa 5 anni e mezzo), pari alla vita media di una lampadina a LED.
Partendo dal costo della lampadina in sé, va detto che quelle a LED costano parecchio di più rispetto alle altre: se per queste ultime bastano 4€ a lampadina, per le prime servono almeno 22€. Tuttavia, se per 5 anni e mezzo basterà una sola lampadina a LED, di quelle a risparmio energetico ne serviranno 6, cosa che porta la spesa complessiva a 24€.
Per quanto riguarda i consumi, con una lampadina a LED serviranno solo 500 kW per 50.000 ore di illuminazione, mentre quella a risparmio energetico consumerà almeno 1.150 kW, che si traducono rispettivamente in una spesa in bolletta di 100€ e 230€.
Complessivamente quindi, per illuminare una stanza per 5 anni e mezzo si spenderanno 122€ con una lampadina a LED e 254€ con una a risparmio energetico.

Come risparmiare ancora di più sulle bollette?
Finora abbiamo visto che preferire le lampadine a LED a quelle a risparmio energetico comporta già di per sé un bel risparmio sulla bolletta della luce. Anche adottare altri comportamenti virtuosi per limitare gli sprechi è buona abitudine: non lasciare luci accese quando non ce n’è bisogno o spegnere completamente gli elettrodomestici quando non servono può aiutare a risparmiare. Per chi vuole davvero ridurre l’importo delle bollette, però, c’è un’altra cosa importante da fare: aderire a un’offerta vantaggiosa con l’operatore che propone le migliori condizioni sul mercato. Come? È molto semplice, basta confrontare le varie offerte e selezionare quella che offre una fornitura di qualità al prezzo migliore. Vista la complessità dell’operazione, in questi casi servirsi di un comparatore di offerte di energia elettrica come SuperMoney può aiutare: basta inserire pochi dati e personalizzare l’offerta in base alle proprie esigenze per ottenere una selezione delle migliori soluzioni ordinate in base alla convenienza. Una volta sottoscritta l’offerta più vantaggiosa il risparmio in bolletta sarà senz’altro assicurato!

Share Button

Laureati in architettura iscritti all’Albo ingegneri? Il Miur mette la parola fine

Dopo le polemiche emerse nei mesi scorsi, arriva il no definitivo da parte del Ministero: all’esame di Stato possono accedere le lauree specialistiche in Architettura e Ingegneria Edile, ma non i laureati nella sola architettura vecchio ordinamento.

 

Si ritorna a discutere dell’accesso all’Esame di Stato per gli ingegneri da parte dei laureati in architettura con il vecchio ordinamento, dopo che alla fine dello scorso anno era scoppiata la polemica. L’accesso non è possibile: lo ha fissato, in via definitiva, una nota del Miur che ha risposto ad una specifica richiesta del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, sottoposta al Ministro Stefania Giannini in occasione di un recente incontro.

A causa di una errata interpretazione di una precedente nota dello stesso Miur n.2100 del 6 giugno 2012, il Cni aveva segnalato al Ministro come gli Ordini Provinciali degli Ingegneri ricevessero numerose richieste di iscrizione da parte dei laureati in Architettura del vecchio ordinamento, illegittimamente ammessi dalle università a sostenere l’esame di stato. Richieste che, informa il Cni, venivano regolarmente respinte.

Da qui la richiesta di un chiarimento specifico, che è arrivato. In dettaglio, il Miur ha chiarito come l’art.47 del DPR n.328/2001 indichi come valida per l’ammissione alla sezione A dell’esame di stato per gli ingegneri la sola classe di laurea specialistica 4/S – Architettura e Ingegneria Edile, mentre in esso non si fa menzione del diploma di laurea in Architettura del vecchio ordinamento. Specifica la nota Miur:

“L’accesso agli esami di stato per la sezione A dell’albo degli Ingegneri non è possibile per i possessori del diploma di laurea in Architettura, ma soltanto a coloro che hanno conseguito un titolo della classe 4/S e un titolo ad essa equiparato dell’attuale classe di laurea magistrale LM4- Architettura e Ingegneria Edile-Architettura.”

Pertanto le università non possono più ammettere a sostenere l’esame di stato i laureati in architettura del vecchio ordinamento. “Nelle prossime settimane – ha detto Armando Zambrano, presidente Cni – il Consiglio avvierà un’iniziativa per sensibilizzare gli uffici degli esami di stato presso le università affinché prendano atto della circolare ministeriale e respingano le eventuali richieste dei laureati in architettura del vecchio ordinamento per accedere agli esami di abilitazione alla professione di ingegnere”.

Share Button

Efficienza energetica, 1 casa su 5 è in pessime condizioni

Uno studio di Confartigianato fotografa il cattivo stato dell’edilizia residenziale in Italia, un comparto che consuma più energia di trasporti e industria

Sono più di 2 milioni le case italiane in mediocre o pessimo stato di conservazione. Una situazione che penalizza anche l’efficienza energetica degli edifici, oltre a gonfiare le bollette. Lo rivela un’analisi condotta da Confartigianato sullo stato dell’edilizia residenziale in tutta la penisola. Dallo studio quindi sono lasciati fuori gli edifici con destinazione d’uso differente, mentre rientrano case unifamiliari, ville, villette, case a schiera, palazzine in complessi residenziali e condomini o palazzine con negozi o sedi di attività economiche in genere a piano strada. Tuttavia, la fotografia fornisce una buona immagine complessiva dello stato dell’edilizia italiana, visto che riguarda più di 12 milioni di case e cioè quasi l’85% degli edifici totali.
Il dato più evidente è che quasi un edificio su 5 è vecchio e in cattive condizioni. Per le abitazioni costruite prima del 1981 la percentuale sale al 21,1%, mentre la quota si riduce al 4,7% per gli edifici più recenti. Dati che vanno letti tenendo conto del loro peso specifico: infatti i tre quarti degli edifici residenziali in Italia ha più di 35 anni. Inoltre, lo studio mette in luce differenze sensibili a seconda della regione presa in esame. In generale, la situazione è peggiore al sud con una mediocre realtà di edilizia abitativa diffusa in tutta l’area.
La maglia nera nella speciale classifica va alla Sicilia, dove ben il 26,8% del totale degli edifici residenziali versa in uno stato di conservazione giudicato pessimo. Appena meglio, ma sempre nelle ultime posizioni, Calabria e Basilicata, rispettivamente con quote del 26,2% e 22,3%. Tra le regioni più virtuose figurano invece a pari merito Umbria e Trentino Alto Adige con una percentuale del 10,7%, seguite dalla Toscana con l’11,5%. Nessuna eccezione nemmeno se si prendono in esame le singole province. Anche in questo caso i fanalini di coda sono quelle meridionali di Vibo Valentia, con il 31,4% di case in cattivo stato, poi Reggio Calabria (31,3%) e Catanzaro (25,8%). In parallelo, il centro-nord primeggia con Prato (8,2%), Bolzano e Siena (8,5%).

I dati di Confartigianato spiegano quanto la situazione dell’edilizia residenziale influisca – gonfiandola – sulla bolletta energetica delle case. La rilevazione infatti ricorda che il comparto residenziale determina il 28,8% dei consumi finali di energia del Paese. Una percentuale che supera sia quella dei trasporti su strada (27,7%), sia quella dell’industria (22,7%). Come è possibile tamponare la situazione? Una possibilità sono i bonus fiscali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico previsti nella legge di Stabilità. “E’ indispensabile – sottolinea Arnaldo Redaelli, Presidente di Confartigianato Edilizia – rendere stabili e permanenti, nella misura indicata nella legge di Stabilità 2016, gli incentivi fiscali che consentono di raggiungere più obiettivi: riqualificazione del patrimonio immobiliare, risparmio ed efficientamento energetico e difesa dell’ambiente, rilancio delle imprese delle costruzioni, emersione di attività irregolari”.

Share Button

La nano-fotonica farà tornare le lampadine a incandescenza?

Le vecchie lampadine a incandescenza potrebbero avere una seconda chance grazie ad una nuova ricerca che ne aumenta l’efficienza fino al 60%

Le avevamo eliminate definitivamente, almeno in Europa, a favore di prodotti più efficienti quali le fluorescenti compatte (CFL) e i più recenti LED. Ora i vecchi bulbi, potrebbero tornare in auge. A ridar vita alle lampadine a incandescenza sono i risultati di una ricerca congiunta del MIT e della Purdue University, che -almeno sulla carta – avrebbero aver trovato un modo per migliorare l’efficienza delle tradizionali lampadine. Il problema dei bulbi a incandescenza è che creano luce utilizzando l’elettricità per riscaldare un sottile filamento di tungsteno ad una temperature di circa 2.700 K per far sì che brilli producendo luce bianca calda. In questo processo più del 95 percento dell’energia utilizzata è sprecata sotto forma di calore.

Per risolvere il problema i ricercatori hanno creato un procedimento in due fasi. La prima prevede un filamento metallico convenzionale riscaldato, con tutte le sue perdite. Ma invece di consentire al calore di scarto di essere dissipato sotto forma di radiazione infrarossa, alcune strutture secondarie che circondano il filamento catturano questa radiazione e la riflettono sul tungsteno affinché sia riassorbita e ri-emessa come luce visibile. Tali strutture sono nano-cristalli fotonici, realizzati con la tecnologia a deposizione a partire da elementi comuni. Questo secondo passo fa la differenza.

L’efficienza delle lampade a incandescenza tradizionali è compresa tra 2 e 3 per cento, mentre quella di lampade fluorescenti è attualmente tra il 7 e il 13 per cento, e quella dei LED tra 5 e 13 per cento. Secondo gli scienziati le nuove lampade a incandescenza potrebbero raggiungere un rendimento massimo del 40 per cento. Le prime unità proof-of-concept realizzate però non hanno ancora raggiunto quel livello, assestandosi intorno al 6,6 per cento di efficienza. Ma anche questo risultato preliminare costituisce già un importante passo avanti. Il gruppo definisce il proprio approccio come “riciclaggio luce”, poiché il loro materiale cattura le lunghezze d’onda inutili (quali gli IR) e le converte in lunghezze d’onda di luce visibile.

Share Button

Risparmio energetico negli edifici, 13mld di investimenti al 2018

Quasi 13 miliardi di euro: questa la cifra che verrà investita nei prossimi tre anni nel settore del risparmio energetico negli edifici. E’ quanto riporta la ricerca di MCE e dell’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano lanciata ieri, a Milano, in occasione della presentazione alla stampa della quarantesima edizione della Mostra Convegno Expocomfort (MCE). Secondo gli autori dello studio, dei 12,8 miliardi (questa la cifra esatta preventivata) oltre la metà – ovvero 7,2 miliardi – sarà legata ad investimenti in soluzioni di efficienza energetica domestica (soprattutto pompe di calore, che da sole valgono 5 miliardi di euro, caldaie a condensazione e sistemi di building automation); ben 4 miliardi di euro saranno legati a impianti di generazione distribuita da fonti rinnovabili, soprattutto nell’ambito termico (caldaie a biomassa e solare termico), e i rimanenti 1,62 miliardi a soluzioni integrate e i sistemi di home appliances.

Ed è proprio quest’ultimo settore a segnare il passo di quello che sarà lo sviluppo dell’intero comparto. Nel prossimo futuro tutte le soluzioni indicate saranno destinate sempre più a comunicare tra di loro. E allora spazio all’integrazione intelligente tra gli impianti, grazie all’uso di tecnologie innovative, che consentano di monitorare le utenze e di massimizzare l’efficacia degli interventi residenziali.

“Ma non solo grandi sistemi – spiega MCE in una nota stampa – l’integrazione può riguardare tutti gli elettrodomestici della casa, compresi quelli “bianchi”, come frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, cucine, forni a microonde, etc., che integrati con i sistemi di building automation, hanno prestazioni più efficienti, più convenienti economicamente, con una maggiore sicurezza e comfort”.

Il report analizza da vicino anche la distribuzione geografica delle varie tecnologie legate all’efficienza e al risparmio domestici: si scopre così che per il Nord e il Centro bisognerà attendere una maggiore diffusione di soluzioni di generazione di energia termica come caldaie a condensazione e pompe di calore in aggiunta all’uso di fonti rinnovabili; nel Sud invece saranno predomineranno sistemi di generazioni elettrica dedicati alla climatizzazione estiva.

Share Button

Sicurezza sul lavoro: il CNI spiega le modifiche al Testo Unico

Tra le novità: abolizione dell’obbligo di tenuta del registro infortuni e aumento delle sanzioni per inadeguata formazione

Abolito l’obbligo di tenuta del registro infortuni da parte delle imprese, raddoppiato e triplicato l’importo delle sanzioni per mancata o inadeguata formazione del lavoratore, del dirigente o del preposto in materia di salute e sicurezza e previsto l’aggiornamento dei corsi per coordinatore della sicurezza in modalità e-learning.

Queste alcune novità introdotte dal Dl 151/2015 al Dlgs 81/2008 (Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro) e spiegate dal Consiglio Nazionale Ingegneri in una circolare-guida per gli Ingegneri.

Sicurezza: abolizione dell’obbligo del registro
Nel documento guida gli Ingegneri elencano tutte le modifiche introdotte dal Dl 151/2015, (disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese) entrato in vigore il 24 settembre 2015.

Tra le novità l’abolizione, a decorrere dal 23 dicembre 2015, dell’obbligo di tenuta del registro infortuni. Pertanto da tale data le imprese non sono più tenute a compilare e conservare tale registro.

Sicurezza: aumento delle sanzioni
Cambia anche l’impianto sanzionatorio del D. Lgs. 81/2008, che si arricchisce di nuove previsioni; più precisamente, vengono individuate una serie di disposizioni la cui violazione determina il raddoppio dell’importo della sanzione, qualora la violazione si riferisca a più di cinque lavoratori od una triplicazione dell’importo, qualora la violazione si riferisca a più di dieci lavoratori.

Le violazioni che verranno punite con un aumento dell’importo sono:
– mancato invio dei lavoratori alla visita medica periodica e mancata richiesta al medico competente dell’osservanza degli obblighi previsti a suo carico ( ammenda da 2.000 a 4.000 euro);
– mancata o inadeguata formazione del lavoratore in materia di salute e sicurezza (ammenda da 1.200 a 5.200 euro);
– mancata o inadeguata formazione dei dirigenti e dei preposti in materia di salute e sicurezza sul lavoro (ammenda da 1.200 a 5.200 euro);
– mancata o inadeguata formazione dei lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e di gestione dell’emergenza (ammenda da 1.200 a 5.200 euro);
– mancata od insufficiente formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (ammenda da 1.200 a 5.200 euro).

Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili
In riferimento ai cantieri temporanei e mobili, introdotto il comma che prevede che il titolo IV Capo 1 non si applica ai lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento che non comportino lavori edili o di ingegneria civile riportati nell’allegato X.

Share Button

La prima casa si potrà acquistare in leasing

Stabilità 2016: per gli under 35 sconto Irpef del 19% fino a 8mila euro per i canoni e fino a 20mila euro per la maxirata finale.

La prima casa si potrà comprare in leasing, come l’automobile. La commissione Bilancio della Camera ha infatti approvato un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 che fissa le regole per l’avvio del leasing immobiliare.

Leasing immobiliare
L’emendamento chiarisce che con il contratto di locazione finanziaria, la banca o l’intermediario si obbligano ad acquistare o far costruire l’immobile, su scelta e indicazione dell’utilizzatore che pagherà un ‘affitto’ per un periodo di tempo concordato; alla scadenza del contratto l’utilizzatore potrà riscattare la casa ad un prezzo prestabilito.

Il corrispettivo, o canone, che l’utilizzatore pagherà all’intermediario dovrà tener conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto. In caso di risoluzione del contratto per colpa dell’utilizzatore, il concedente o intermediario avrà diritto alla restituzione del bene.

In caso di difficoltà da parte dell’utilizzatore, come la perdita del lavoro, sarà possibile sospendere il pagamento del canone periodico per una sola volta e per un periodo massimo complessivo non superiore a dodici mesi. La sospensione non comporterà nessuna commissione o ulteriore spesa.

L’emendamento permette di ricorrere a questa nuova misura, alternativa al mutuo, per un periodo di 5 anni, ovvero dal 2016 al 2020.

Leasing acquisto prima casa: le agevolazioni
L’emendamento prevede una detrazione fiscale del 19% fino a un massimo di 8.000 euro annui, per i giovani sotto i 35 anni con un reddito fino a 55 mila euro che decidano di ricorrere alla locazione finanziaria (leasing) in alternativa al mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale.

Inoltre per favorire il riscatto finale dell’immobile, l’emendamento prevede una detrazione del 19% sulla maxi rata finale per l’acquisto del bene, per un importo non superiore a 20.000 euro.

Le agevolazioni si applicano, dimezzate, anche agli over 35. La deduzione dovrà quindi essere calcolata su un canone massimo di 4000 euro e su una maxirata finale di 10000 euro.

Sono previste agevolazioni anche sull’imposta di registro sui contratti di locazione finanziaria stipulati: l’imposta si applica nella misura dell’1,5% per gli atti di trasferimento nei confronti di banche ed intermediari che esercitano attività di leasing finanziario di abitazioni non “di lusso” e per gli atti relativi alle cessioni, da parte degli utilizzatori, di contratti di locazione finanziaria relativi a immobili “non di lusso”.

Uno dei firmatari dell’emendamento, Raffello Vignali (Area Popolare) ha dichiarato: “L’emendamento sul leasing immobiliare consente alle persone fisiche di acquistare la casa con lo strumento del leasing, ma a fisco di mutuo, compresa la possibilità di detrazioni. Grazie a questo strumento, le banche e le società di leasing potranno erogare mutui a molti di quei soggetti, soprattutto i giovani, ai quali fini ad ora lo negavano. Questa misura contribuisce anche a smuovere il mercato immobiliare, che e’ la filiera industriale più grande in Italia, e alla crescita del Pil e dell’occupazione”.

Share Button

Scuole, in arrivo i 40 milioni di euro per l’adeguamento antisismico

Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha firmato il decreto per 50 interventi

Lo scorso 28 dicembre il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha firmato il decreto per la ripartizione delle risorse per l’adeguamento antisismico delle scuole.

Si tratta dei 40 milioni di euro previsti dalla legge “La Buona Scuola” (Legge 107/2015) e destinati a rendere più sicuri gli edifici scolastici che sorgono nelle zone particolarmente esposte a rischio sismico.

Complessivamente saranno erogati 37.536.601 euro per un totale di 50 interventi di adeguamento antisismico, consulta l’Infografica. La valutazione e la conseguente selezione dei Piani regionali degli interventi sono state effettuate da un’apposita Commissione della quale fa parte anche il Dipartimento per la Protezione Civile.

Il decreto prevede l’approvazione degli interventi, individua i termini per l’esecuzione della progettazione e per l’aggiudicazione dei lavori, definisce le modalità di rendicontazione a cui gli enti locali dovranno attenersi e le procedure per l’eventuale revoca dei finanziamenti, stabilisce i parametri per il monitoraggio degli interventi.

Share Button

Obbligo di POS per i professionisti, marcia indietro sulle sanzioni

Marcia indietro sulle sanzioni per i professionisti che non si dotano del POS. La nuova versione del disegno di Legge di Stabilità per il 2016, all’esame della Camera, ha cancellato le multe inizialmente previste, che partivano da mille euro e salivano fino alla sospensione dell’attività professionale, e ha rimandato la questione ad un momento successivo.

Sarà il Ministero dello Sviluppo Economico, con un decreto ad hoc, a definire l’importo e le modalità delle sanzioni. Ma c’è un limite: i professionisti che riusciranno a dimostrare la presenza di una “oggettiva impossibilità tecnica” non saranno obbligati ad accettare pagamenti elettronici con bancomat e carte di credito o debito.

Come cambia l’obbligo di POS
Dal 1° gennaio 2016 diventa obbligatorio accettare pagamenti elettronici di qualsiasi importo. L’obbligo finora è stato applicato solo all’acquisto di prodotti o alla prestazione di servizi di importo superiore a 30 euro.

Si è sempre trattato di un obbligo non troppo stringente dal momento che non erano previste sanzioni. Per colmare questo vuoto, prima un disegno di legge presentato all’inizio del 2015, poi la prima versione di un emendamento al ddl Stabilità 2016 avevano proposto multe che, partendo da mille euro e considerando l’ipotesi di violazioni successive, arrivavano fino alla sospensione dell’attività professionale.

Un’impostazione rigida, ampiamente criticata dal mondo delle professioni e delle imprese, tanto da fare marcia indietro e demandare la definizione delle sanzioni ad un decreto successivo. A quantificare i termini, le modalità e gli importi delle multe sarà il Ministero dello Sviluppo economico.

Non avrà l’obbligo di dotarsi del Pos chi dimostra la presenza di una oggettiva impossibilità tecnica. Resta ora da capire cosa si intenda per impossibilità tecnica, se ad esempio questo limite potrà essere invocato da professionisti e artigiani che non lavorano in uno studio ma si recano nelle abitazioni dei clienti o se ci sono altri parametri da considerare.

Micro-pagamenti sotto i cinque euro
Gli esercenti dovranno accettare pagamenti elettronici di piccolo importo, anche sotto i cinque euro. Per favorire la diffusione della cultura dei micropagamenti con carta di credito o di debito, entro il 1° febbraio 2016 il Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello dello Sviluppo Economico dovranno definire i tetti delle commissioni da applicare ai pagamenti elettronici. Le commissioni applicate dalle banche dovranno comunque essere effettivamente commisurate ai costi del servizio erogato, senza scaricarsi sul professionista o sull’esercente che riceve il pagamento.

Se, quindi, da una parte il disegno di legge spinge sui pagamenti elettronici, contemporaneamente alza da mille a 3 mila euro il tetto consentito per l’utilizzo del denaro contante.

Di commissioni sui pagamenti elettronici e obbligo di dotarsi del Pos si è discusso anche in Commissione Finanze e Attività Produttive della Camera durante un’interrogazione. Il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti, ha affermato che il Governo sta lavorando per ridurre al minimo i costi su queste operazioni.

Share Button