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Compensi dei professionisti, Zambrano: ‘parametri anche per gli incarichi privati’

Dopo l’abolizione delle tariffe gli Ingegneri lamentano la mancanza di punti di riferimento in grado di tutelare la qualità dei servizi

Fissare parametri e corrispettivi economici di riferimento anche negli incarichi privati. È la richiesta con cui il presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri (CNI), Armando Zambrano, ha commentato la decisione dell’Antitrust di multare il tentativo di reintroduzione delle tariffe fatto dagli avvocati.

Non si tratta di un ritorno alle tariffe, ha specificato il presidente Zambrano in una nota diramata nei giorni scorsi, ma dell’introduzione di “standard di prestazione e di corrispettivi economici”. Anche se una recente indagine del CNI ha rivelato che l’86% dei professionisti vuole tornare ad avere tariffe di riferimento, Armando Zambrano ha preso atto “dell’opposizione anche ideologica a questa ipotesi”, a suo avviso
“basata su un contestabile principio di libera concorrenza”.

Tariffe e Compensi nel mercato privato
Secondo Armando Zambrano, i professionisti hanno un problema nel mercato privato. Nel settore pubblico, infatti, la normativa esistente consente di stabilire un corretto rapporto tra l’attività professionale prestata e il suo valore economico.

Questo perché, dopo la riforma delle professioni e l’abolizione delle tariffe, il Decreto “parametri” (DM 143/2013) ha stabilito le modalità con cui determinare i compensi da porre a base di gara nelle procedure per l’affidamento degli incarichi di progettazione.

“Nel settore privato invece – si legge nella nota – l’abolizione delle tariffe ci ha privati di punti di riferimento. In tal senso è necessario un intervento e noi professionisti tecnici siamo pronti a fare la nostra parte”.

Per risolvere questo problema senza proporre la reintroduzione delle tariffe, Armando Zambrano propone la definizione di standard di prestazione e di corrispettivi economici, in modo da orientare e garantire adeguatamente la committenza privata che spesso non ha cognizione del valore e dell’impegno richiesto per effettuare un servizio attinente all’ingegneria e all’architettura.

In questo modo, sostiene Zambrano, da una parte sarebbe assicurata la qualità del servizio e un compenso adeguato al tipo di prestazione e dall’altra, sulla base dell’esperienza già maturata nel settore pubblico, verrebbe garantito il rispetto della concorrenza e del principio di parità di trattamento.

Ritorno alle tariffe, strada sbarrata
Il commento del CNI prende le mosse dalla decisione dell’Antitrust di multare per un milione di euro il Consiglio nazionale forense per aver aggirato l’abolizione delle tariffe reintroducendo dei compensi minimi vincolanti.

Nel 2014 il CNF aveva stabilito, con una circolare, che gli accordi tra le parti non potevano giungere ad un compenso inferiore al minimo tariffario perché così non sarebbero stati rispettati né il Codice deontologico né la dignità del professionista.

L’Antitrust aveva quindi sanzionato il CNF sostenendo che aveva limitato l’autonomia dei professionisti rispetto alla determinazione del proprio compenso.

Una decisione prima ridimensionata dal Tar, che aveva dimezzato l’importo della multa, ma poi confermata dal Consiglio di Stato, che nei giorni scorsi con la sentenza 1164/2016 ha confermato la sanzione di un milione di euro per la violazione delle regole sulla concorrenza.

Fermo restando il divieto di tornare alle tariffe minime e di tutelare la concorrenza, il CNI ha però chiesto dei parametri che garantiscano la qualità nel settore privato ed evitino deprezzamenti eccessivi delle attività svolte.

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Apple compie 40 anni, dal garage al duello con Fbi

Ha rivoluzionato il mondo dei computer, ha cambiato il modo in cui ascoltiamo musica, usiamo il telefonino o leggiamo il giornale, ha fatto tendenza col motto “Think Different”: Apple compie 40 anni con un percorso da gigante che, partito da un garage californiano, l’ha portata a diventare regina della Silicon Valley e oggi paladina della privacy in un braccio di ferro con l’Fbi destinato a fare storia.

Il primo aprile 1976 Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne fondano in un garage di Los Altos la Apple Computers, piccola compagnia che a distanza di quattro decenni sarebbe diventata la più grande azienda del mondo per valore di mercato, il cui scettro solo da pochissimo le è stato scippato dalla rivale Alphabet (società “ombrello” cui fa capo Google).

Il primo computer, l’Apple I, vede la luce l’1 aprile del 1977. Nel 1980 la società si quota in Borsa e il vero successo arriva nel 1984: il 24 gennaio viene lanciato il Macintosh, un apparecchio tuttora esposto al MoMa di New York. A ricordare i prodotti e gli slogan che hanno scandito l’evoluzione della Mela Morsicata un video a ritmo psichedelico intitolato “40 anni in 40 secondi” proiettato da Apple la settimana scorsa nell’evento per il lancio dell’iPhone SE.
Quattro decenni scanditi da molti successi – come il primo computer personale, l’Apple II, l’iPod e la rivoluzione iPhone e iPad – fino all’ultimo grande traguardo: un miliardo di dispositivi Apple attivi in tutto il mondo. Ma i “flop” non sono mancati: il primo portatile Lisa o il palmare Newton, quest’ultimo troppo in anticipo sui tempi nel “lontano” 1993. Una storia andata di pari passo a quella del suo genio indiscusso, Steve Jobs: dopo il momento d’oro iniziale la rottura nel 1985 e poi il rientro trionfale in Apple nel 1996. Un momento in cui i profitti dell’azienda sono alle stelle anche grazie al suo carisma. Strappato al suo periodo più creativo da un tumore al pancreas, nel 2011, con la morte di Jobs si chiude un’epoca anche per la Mela Morsicata.

Il primo nuovo prodotto dell’era firmata Tim Cook arriva solo qualche anno dopo, a fine 2014, con il sipario che si alza sull’Apple Watch. Il dichiarato obiettivo è inaugurare “un nuovo capitolo” della storia della compagnia. Sul piano di prodotti e servizi le sfide odierne si giocano proprio sul terreno della tecnologia indossabile, ma anche dei servizi come i pagamenti “mobile”, lo streaming, l’editoria. E secondo “rumors” anche della realtà virtuale e delle vetture elettriche. Cupertino ha iniziato a diversificare parecchio la sua offerta: anche se è una compagnia che vale oltre 700 miliardi di dollari l’ultima trimestrale ha acceso un campanello d’allarme dovuto al rallentamento delle vendite degli iPhone, da sempre il gioiello di casa. Di fatto il prodotto che ha consentito alla Apple di uscire da un mercato di nicchia per diventare fenomeno globale.

In 40 anni Apple ha combattuto battaglie legali importanti, dalle guerre per i brevetti ai contenziosi col fisco. L’ultimo braccio di ferro con l’Fbi, su privacy e informazioni criptate dell’iPhone del killer di San Bernardino. Una vicenda sulla quale, nonostante lo sblocco del dispositivo effettuato dalle autorità, la parola “fine” è ancora da scrivere.

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Legge sulle Professioni tecniche: suddivise le competenze, stop alle sovrapposizioni, Ok alle tariffe

Presentato un progetto di legge per il riordinamento delle professioni tecniche, che tenga conto della Direttiva UE in materia di Professioni Regolamentate, e del Jobs Act in discussione alle camere.

Ecco la sintesi delle novità più importanti:
Professionisti non laureati: (Geometri, Periti) la competenza esclusiva sulla normativa amministrativa (pratiche edili, catasto, urbanistica, …).
Professionisti con laurea triennale: non potranno più operare come liberi professionisti, mentre sarà favorito il loro inquadramento nell’ambito dei lavoratori dipendenti, per favorirne il riconoscimento e la valorizzazione.
In ambito edile e civile la Progettazione e la Direzione Lavori – ristrutturazione e nuovi lavori – dovranno prevedere sempre la presenza di due figure che avranno delle competenze esclusive: ingegnere: per la parte energia (quindi anche efficientemente energetico), strutturale, impiantistica e geotecnica – architetto: rilievo, progettazione architettonica.
La figura del responsabile di cantiere sarò riservata ai geometri con almeno 10 anni di attività (albo speciale).
Agli agronomi l’esclusiva sulla paesaggistica.
In sostanza gli architetti non potranno più firmare i calcoli strutturali o la progettazione di interventi energetici (o la certificazione energetica), perchè sarà riservato agli ingegneri. Ai Geometri è riservata un’attività più normativa. Sorpresa per il passaggio agli agronomi della parte paesagistica. Per gli edifici vincolati il coordinamento progettuale degli interventi di recupero e conservazione va agli architetti, ma deve essere prevista la presenza di un ingegnere per la parte statica.
Per gli altri settori industriali si evidenzia la parte dedicata all’ICT: ogni sito, ogni banca data, ogni sistema digitale dovrà avere un responsabile delle security che sia un ingegnere iscritto all’ordine. Tutti i professionisti tecnici dipendenti nella PA che si occupano di progettazione, direzione lavori, collaudo dovranno essere iscritti all’ordine.
Prevista anche la fusione tra matematici, chimici e fisici.il riordino consentirà di poter tornare alle tariffe minime professionali.
Sintetico il commento di Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle professioni: “Finalmente si fa chiarezza: e la rete delle professioni dovrà assorbire i consigli. Fondamentale tornare alle tariffe.”

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‘Reintrodurre le tariffe minime’: la proposta arriva da FNAILP

Le altre richieste della Federazione architetti e ingegneri: Iva agevolata sui progetti di ristrutturazione, deresponsabilizzazione dei professionisti e formazione facoltativa

Ripristinare le tariffe minime, introdurre l’Iva agevolata sulle prestazioni professionali connesse alla riqualificazione del patrimonio edilizio e deresponsabilizzare i professionisti tecnici, che spesso sono vittime dell’incertezza normativa. Sono alcune delle proposte lanciate dalla Federazione nazionale architetti e ingegneri liberi professionisti (FNAILP).

La Federazione ha commentato il Jobs Act Autonomi, chiedendo che sia integrato con norme che sappiano cogliere meglio nel segno le necessità dei professionisti. Si va dalla riduzione degli interventi di edilizia libera, al cambiamento delle regole sui corsi di aggiornamento professionale.

Tariffe professionali minime
Secondo FNAILP, dato che l’Europa non ha mai imposto l’abrogazione delle tariffe minime professionali, andrebbero ripristinate le tariffe minime o comunque introdotte delle soglie di anomalia tali da garantire la sicurezza, l’incolumità e gli interessi generali, pubblici e collettivi.

FNAILP ritiene che in questo modo la concorrenza si baserebbe sulla meritocrazia e non solo sulle leggi di mercato, si eviterebbero i rischi derivanti da prestazioni svolte con eccesso di ribasso e verrebbe garantita una maggiore qualità. La presenza delle tariffe minime eliminerebbe inoltre il rischio di evasione fiscale, superando gli studi di settore.
Iva agevolata
Per dare impulso al contributo dei tecnici nei lavori di ristrutturazione FNAILP propone di applicare anche alle prestazioni professionali associate agli interventi edilizi di riqualificazione degli immobili l’Iva agevolata al 10% (o al 4% se si interviene sulla prima casa) invece che al 22%.

Riduzione delle attività di edilizia libera
Per garantire la qualità e la sicurezza, secondo FNAILP i professionisti dovrebbero sovraintendere a quasi tutti gli interventi interni ed esterni agli immobili. Verrebbero quindi ridotte drasticamente le attività di edilizia libera, che si limiterebbero a tinteggiatura interna, riparazione di impianti elettrici senza alterarne il progetto iniziale, riparazione interna di parte degli intonaci, riparazione e sostituzione degli igienici senza demolizione del massetto e del pavimento e rifacimento della tubazione, riparazione e manutenzione dei condizionatori, delle caldaie, degli impianti fotovoltaici e termici, sostituzione di porte interne, riparazione di piccole finiture interne che non alterino la trasmittanza delle pareti perimetrali, l’abbattimento acustico, i coefficienti di traspirazione della muratura e la curva della condensa superficiale ed interstiziale della parete, riparazione e realizzazione di mobilio in legno, alluminio, acciaio, sempre che il suo peso resti nell’ambito dei carichi, puntuali o distribuiti, conformi alla normativa.

Il professionista, quindi, dovrebbe occuparsi di qualunque intervento di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione e nuova costruzione che comporti la modifica dei carichi, la presenza di vibrazioni, lo smaltimento rifiuti, la modifica catastale dei vani, la sostituzione di pavimentazione interne, l’abbattimento di pareti interne, l’apertura di porte, il cambio e le riparazioni o sostituzioni delle finiture che abbiano interesse termico, acustico e strutturale, la sostituzione egli impianti idrici, elettrici o di scarico di gas, la riparazione di parti strutturali o termiche del tetto. Per questi lavori, aggiunge FNAILP, dovrebbe essere necessaria la comunicazione inizio lavori asseverati (CILA), la segnalazione certificata inizio attività (SCIA) o il permesso di costruire.

Deresponsabilizzazione dei professionisti
I professionisti tecnici, sottolinea FNAILP, si confrontano sempre con norme poco chiare e spesso contrastanti tra di loro. Tranne che nei casi di negligenza o colpa grave, non dovrebbero essere imputati ai professionisti gli errori commessi per l’imperizia delle imprese o dei singoli lavoratori se, nonostante l’idonea presenza in cantiere e la frequenza dei corsi di aggiornamento i risultati non siano conformi alle aspettative dei committenti.

A eccezione delle attività per la costruzione degli elementi strutturali e che richiedono il rispetto della normativa termica, acustica, urbanistica ed edilizia, secondo FNAILP tutte le lavorazioni che richiedono la presenza in cantiere dovrebbero essere di responsabilità esclusiva del prestatore di opera manuale.

Corsi di aggiornamento professionale
Commentando la totale deducibilità dei costi dei corsi di formazione, introdotta con lo Statuto dei lavoratori autonomi, FNAILP osserva che la norma creerà l’alibi per rendere tutti i corsi a pagamento. I corsi dovrebbero quindi diventare facoltativi e “fare curriculum” per la partecipazione ad eventuali concorsi.

Pagamenti
Per quanto riguarda i ritardi nei pagamenti, viene considerata inappropriata la stipula di un’assicurazione, il cui costo va ad aggiungersi a quello per il rischio professionale. Sarebbe invece logico, obietta FNAILP, che il cliente stipulasse una fideiussione in modo da garantire il pagamento al professionista. Un’altra soluzione, propone FNAILP, sarebbe quella di non rendere collaudabili i lavori non pagati.

Conflitto di interessi tra professionisti e imprese
Qualunque norma a tutela del lavoro autonomo e delle attività professionali dovrebbe chiarire, conclude FNAILP, la netta separazione tra professionista, col ruolo di controllore, e impresa, che è il soggetto controllato. Si dovrebbe evitare, in altre parole, il “paradosso che il direttore dei lavori sia controllore del suo datore di lavoro, cioè l’impresa, o addirittura di se stesso, quando costruttore e professionista coincidono”.

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Obbligo di POS per i professionisti, marcia indietro sulle sanzioni

Marcia indietro sulle sanzioni per i professionisti che non si dotano del POS. La nuova versione del disegno di Legge di Stabilità per il 2016, all’esame della Camera, ha cancellato le multe inizialmente previste, che partivano da mille euro e salivano fino alla sospensione dell’attività professionale, e ha rimandato la questione ad un momento successivo.

Sarà il Ministero dello Sviluppo Economico, con un decreto ad hoc, a definire l’importo e le modalità delle sanzioni. Ma c’è un limite: i professionisti che riusciranno a dimostrare la presenza di una “oggettiva impossibilità tecnica” non saranno obbligati ad accettare pagamenti elettronici con bancomat e carte di credito o debito.

Come cambia l’obbligo di POS
Dal 1° gennaio 2016 diventa obbligatorio accettare pagamenti elettronici di qualsiasi importo. L’obbligo finora è stato applicato solo all’acquisto di prodotti o alla prestazione di servizi di importo superiore a 30 euro.

Si è sempre trattato di un obbligo non troppo stringente dal momento che non erano previste sanzioni. Per colmare questo vuoto, prima un disegno di legge presentato all’inizio del 2015, poi la prima versione di un emendamento al ddl Stabilità 2016 avevano proposto multe che, partendo da mille euro e considerando l’ipotesi di violazioni successive, arrivavano fino alla sospensione dell’attività professionale.

Un’impostazione rigida, ampiamente criticata dal mondo delle professioni e delle imprese, tanto da fare marcia indietro e demandare la definizione delle sanzioni ad un decreto successivo. A quantificare i termini, le modalità e gli importi delle multe sarà il Ministero dello Sviluppo economico.

Non avrà l’obbligo di dotarsi del Pos chi dimostra la presenza di una oggettiva impossibilità tecnica. Resta ora da capire cosa si intenda per impossibilità tecnica, se ad esempio questo limite potrà essere invocato da professionisti e artigiani che non lavorano in uno studio ma si recano nelle abitazioni dei clienti o se ci sono altri parametri da considerare.

Micro-pagamenti sotto i cinque euro
Gli esercenti dovranno accettare pagamenti elettronici di piccolo importo, anche sotto i cinque euro. Per favorire la diffusione della cultura dei micropagamenti con carta di credito o di debito, entro il 1° febbraio 2016 il Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello dello Sviluppo Economico dovranno definire i tetti delle commissioni da applicare ai pagamenti elettronici. Le commissioni applicate dalle banche dovranno comunque essere effettivamente commisurate ai costi del servizio erogato, senza scaricarsi sul professionista o sull’esercente che riceve il pagamento.

Se, quindi, da una parte il disegno di legge spinge sui pagamenti elettronici, contemporaneamente alza da mille a 3 mila euro il tetto consentito per l’utilizzo del denaro contante.

Di commissioni sui pagamenti elettronici e obbligo di dotarsi del Pos si è discusso anche in Commissione Finanze e Attività Produttive della Camera durante un’interrogazione. Il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti, ha affermato che il Governo sta lavorando per ridurre al minimo i costi su queste operazioni.

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Stabilità 2016: novità per i professionisti

Professionisti con partita Iva: i nuovi minimi
Dal 1° gennaio 2016, i professionisti titolari di Partita iva, con ricavi fino a 30 mila euro, pagheranno un’imposta forfettaria al 15%. Sono previste agevolazioni per i primi cinque anni di attività. In questo periodo l’aliquota dell’imposta sarà ridotta al 5%. Per i professionisti iscritti alla gestione separata Inps, l’aliquota contributiva resterà al 27%. I liberi professionisti saranno inoltre equiparati alle piccole e medie imprese per l’accesso ai fondi strutturali europei FSE, FERS, POR e PON, previsti nella programmazione 2014/2020.

Obbligo di POS per i professionisti, multe da definire
Non avranno l’obbligo di dotarsi del POS i professionisti che dimostrano l’esistenza di una oggettiva impossibilità tecnica. La legge non specifica quali siano questi impedimenti nè risolve il problema delle sanzioni a carico di chi non si adegua pur avendone la possibilità. Le multe per i trasgressori saranno definite con un futuro decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Dal 1° gennaio 2016 diventerà obbligatorio accettare pagamenti elettronici di qualsiasi importo.

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Laureati in architettura iscritti all’albo ingegneri? Il Cni chiarisce

Il 2 dicembre scorso una delegazione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha incontrato il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, per discutere del tema della formazione e dell’accesso all’Albo degli ingegneri. La delegazione, guidata dal presidente Armando Zambrano, ha presentato in questa occasione un pacchetto di proposte e richieste:

  • il riordino della disciplina in materia di formazione universitaria ed accesso all’Albo degli ingegneri;
  • l’ammissibilità dei laureati in Architettura col vecchio ordinamento a sostenere l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di ingegnere e conseguente iscrizione al relativo Albo;
  • l’introduzione di un tirocinio facoltativo per gli ingegneri della durata di 6 mesi;
  • la promozione della stipula delle convenzioni fra Consigli Nazionali e Università per la formazione continua;
  • un intervento sul fatto che i docenti svolgono il ruolo di commissari negli esami di Stato per l’abilitazione professionale
  • un intervento per accelerare la stipula della Convenzione Anvur-Quacing per il riconoscimento delle certificazioni della qualità degli accreditamenti Eur-Ace;
  • la nomina dei “membri aggregati” (che intervengono nelle Commissioni per gli esami di Stato qualora manchino esperti nelle materia che formano oggetto delle singole prove), effettuata direttamente da parte degli Ordini provinciali degli Ingegneri.

Il punto legato all’ammissibilità dei laureati in architettura all’albo degli ingegneri ha suscitato numerose controversie, sulle quali il Consiglio nazionale ingegneri ha sentito la necessità di intervenire in forma di precisazione.

“Apprendiamo con rammarico – ha detto Zambrano – che a causa di interpretazioni errate si corre il rischio di creare frizioni che non hanno motivo di essere all’interno delle professioni italiane. Queste hanno fatto un passo storico costituendo la Rete delle Professioni Tecniche che sta ottenendo risultati straordinari resi possibili anche dagli ottimi rapporti reciproci”.

“Desideriamo precisare che noi ingegneri abbiamo chiesto un incontro al Ministro Giannini perché siamo alle prese con una serie di problematiche specifiche che abbiamo la necessità di risolvere. Una di queste è quella del ciclo di studi quinquennale che noi abbiamo soltanto per l’indirizzo di ingegneria edile-architettura.

Le proposte avanzate al ministro dell’Istruzione, sostanzialmente, vanno lette come la richiesta di un intervento globale sulla formazione universitaria degli ingegneri, attraverso una riorganizzazione dei corsi, anche al fine di evitare la loro proliferazione. Non a caso, tra le altre cose, è stato chiesto di accelerarela stipula della convenzione tra Anvur e Quacing per il riconoscimento delle certificazioni della qualità degli accreditamenti Eur-Ace. Tutti punti sui quali, spiega il Cni, il Ministro Giannini ha manifestato grande attenzione”.

“Quanto alla questione dell’accesso alla professione – precisa Zambrano – non esiste alcuna interferenza con gli architetti. Nel corso del nostro incontro, infatti, abbiamo illustrato al Ministro Giannini la problematica originata dal pronunciamento del Miur del 2012, in forza della quale alcune università ammettono i laureati in architettura all’esame di abilitazione per la professione di ingegneri. La nostra posizione è chiara. I nostri ordini provinciali stanno ricevendo numerose richieste di iscrizione all’Albo da parte di laureati in architettura col vecchio ordinamento e regolarmente le rifiutano. Al Ministro Giannini abbiamo chiesto proprio un intervento finalizzato alla revoca di una circolare sbagliata che consente l’accesso agli esami di Stato di ingegnere agli architetti, mettendo fine a queste richieste di accesso all’Albo degli ingegneri da parte di laureati in architettura. Ripeto, dunque, che non c’è alcuna interferenza nei confronti degli architetti con i quali abbiamo ottimi rapporti e condividiamo battaglie ed iniziative”.

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Professionisti under 45, il Governo studia incentivi per chi si aggrega

Un incentivo dedicato ai professionisti “under 45” per supportarne ‘la formazione, l’innovazione, la capacità di fare rete e di organizzarsi in distretti”. Uno strumento per premiare gli ‘hub’ che mettono insieme più competenze, ma anche chi innova, aprendosi all’ e-commerce e facendo esperienze formative all’estero.

L’idea è stata lanciata dal sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, nel corso del convegno “L’Unione europea e i liberi professionisti” che si è tenuto venerdì scorso a Roma.

L’ipotesi del Governo parte dal presupposto che da soli non si va molto lontano, soprattutto in tempi di concorrenza internazionale. Di qui l’idea di un incentivo per favorire le aggregazioni tra architetti, ingegneri, avvocati, notai e qualsiasi altro professionista che si associ per dare vita ad ‘hub’ che mettono insieme più competenze.

Operativamente il bonus dovrebbe essere attuato attraverso un decreto ministeriale da presentare entro dicembre con agevolazioni tra le quali non è escluso il credito d’imposta.

Gli incentivi riguarderanno anche chi innova, aprendosi all’e-commerce e facendo esperienze formative all’estero, a dimostrazione del fatto che il concetto di ‘export’ sta entrando anche nel lessico dei professionisti, e in questo senso va anche la ‘tessera professionale europea’ approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri, uno strumento che faciliterà il riconoscimento della qualifica ottenuta dal professionista in un altro Stato membro.

L’annuncio del bonus per i professionisti under 45 arriva due giorni dopo l’approvazione in Commissione Bilancio del Senato dell’emendamento alla legge di Stabilità 2016, che equipara i professionisti alle imprese, estendendo a loro la possibilità di accedere ai fondi strutturali europei.

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Falsi professionisti, i suggerimenti dei tecnici per rendere più efficaci le sanzioni

Rete professioni tecniche chiede di specificare che il reato di esercizio abusivo vale anche per le professioni che richiedono l’iscrizione all’Albo.

È arrivato all’esame della Camera il disegno di legge sull’esercizio abusivo delle professioni. Si tratta, lo ricordiamo, della norma che appesantisce le sanzioni finora applicate ai falsi professionisti e che, a detta della Rete delle professioni tecniche (RPT), presenta qualche incongruenza da correggere.

 

I contenuti della norma

In base al testo, l’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a due anni e con una multa dai 10 mila ai 50 mila euro. È inoltre prevista la pubblicazione della sentenza di condanna e la confisca delle attrezzature e degli strumenti utilizzati.

La norma appesantisce in modo considerevole le sanzioni finora applicate a chi esercita una professione senza averne titolo. Al momento, infatti, il riferimento è costituito dall’articolo 348 del Codice Penale in base al quale “chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516”.

Le osservazioni dei professionisti
Secondo il presidente di RPT, Armando Zambrano, intervenuto in un’audizione in Commissione Giustizia alla Camera, per aggiustare il tiro della norma sarebbero necessarie alcune integrazioni.

Bisognerebbe precisare che il reato di esercizio abusivo della professione si applica anche alle professioni il cui esercizio è consentito unicamente previa iscrizione all’Albo. Il testo cita invece solo la mancanza di “specifiche abilitazioni”. A detta di Zambrano, la precisazione è necessaria perché nelle professioni tecniche non basta l’abilitazione per essere autorizzati ad esercitare, ma è richiesta l’iscrizione all’Albo, che implica numerosi obblighi, che tutelano i committenti e la collettività.

RPT ritiene inoltre che la pena del sequestro delle attrezzature usate per esercitare in modo abusivo la professione dovrebbe durare almeno sei mesi.

 

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