Medicina, il test d’ingresso ritorna all’antico ma solo per il 2024

Percorso a ostacoli. Per Medicina dopo i Tolc si passa a un nuovo sistema

Lo stesso deficit di programmazione che investe i fabbisogni dei futuri camici bianchi sembra aver colpito anche le regole di accesso a Medicina.

Basta guardare, innanzitutto, alle vicissitudini che hanno investito negli ultimi due anni il relativo test d’ingresso. Nel giro di un anno e mezzo, abbiamo prima deciso di archiviare ufficialmente la vecchia prova cartacea nazionale di settembre, sostituendola con i Tolc-Med online gestiti dal consorzio Cisia in due date (aprile e luglio 2023), e poi siamo tornati quasi al punto di partenza.

La parentesi dei Tolc-Med – che, ricordiamo, erano introdotti dal governo Draghi e della ministra dell’epoca (Maria Cristina Messa) e poi confermati dall’esecutivo di Giorgia Meloni e dalla nuova titolare del Mur, Anna Maria Bernini – è durata appena un anno. I travagli giudiziari che li hanno investiti e che sono ancora in corso, visto che siamo in attesa della pronuncia nel merito del Consiglio di Stato, hanno spinto infatti Bernini a rispolverare il vecchio quiz cartaceo.

Con un decreto ministeriale del 23 febbraio scorso, l’esponente forzista ha stabilito che le prove 2024 si terranno sì in due giorni (28 maggio e 30 luglio), ma andranno svolte in presenza. Al testo stesso, ha deciso che il quiz in 60 domande a risposta multipla (di cui quattro di competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi; cinque di ragionamento logico e problemi; 23 di biologia, 15 di chimica e 13 di fisica e matematica), con 100 minuti a disposizione, andrà formato attingendo a una banca dati complessiva con 7mila quesiti; 3.500 per la sessione primaverile e altrettanti per quella estiva. Con il medesimo Dm, Bernini ha scelto di tornare all’antico anche sulla platea dei partecipanti, restringendola ai diplomati e agli studenti di quinta superiore. Sono stati così tagliati fuori gli alunni di quarta che avevano invece preso parte alle prove online del 2023.

Proprio la tutela dei “quartini” dell’anno scorso, specialmente di coloro che avevano ottenuto un punteggio così alto da prenotarsi praticamente con 12 mesi d’anticipo l’approdo in graduatoria, potrebbe spingere la ministra a rimettere mano alle norme e tutelare i diritti acquisiti. Magari introducendo una quota di riserva nei posti a disposizione per l’anno accademico 2024/25.

A ogni modo, dal 2025/26 il sistema di accesso dovrebbe cambiare di nuovo. Il lavoro in Parlamento sul punto ferve. Nei prossimi giorni in commissione Istruzione del Senato dovrebbe essere presentato un testo unificato che tenga conto delle diverse proposte depositate nei mesi scorsi dalle varie parti politiche.

Anche se l’elaborazione dell’articolato non è ancora terminata, alcuni fermi sembra che siano stati messi. Il primo è che si tratterà di un disegno di legge delega al Governo così da non ingessare il dibattito parlamentare su una soluzione pre-confezionata. Il secondo è che l’accesso programmato comunque resterà. Non sarà più una barriera all’ingresso come accade oggi, ma rappresenterà un filtro che subentrerà in un secondo momento per coloro che avranno superato un certo numero e tipo di esami in un determinato arco temporale.

Un sistema che ricorda da vicino il modello francese di cui il nostro Paese si innamora spesso. Con la differenza che oltralpe la selezione viene fatta al secondo anno mentre da noi si cercherà di anticiparla. Ad esempio alla fine del primo semestre.

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