Mese: Novembre 2015

Professionisti under 45, il Governo studia incentivi per chi si aggrega

Un incentivo dedicato ai professionisti “under 45” per supportarne ‘la formazione, l’innovazione, la capacità di fare rete e di organizzarsi in distretti”. Uno strumento per premiare gli ‘hub’ che mettono insieme più competenze, ma anche chi innova, aprendosi all’ e-commerce e facendo esperienze formative all’estero.

L’idea è stata lanciata dal sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, nel corso del convegno “L’Unione europea e i liberi professionisti” che si è tenuto venerdì scorso a Roma.

L’ipotesi del Governo parte dal presupposto che da soli non si va molto lontano, soprattutto in tempi di concorrenza internazionale. Di qui l’idea di un incentivo per favorire le aggregazioni tra architetti, ingegneri, avvocati, notai e qualsiasi altro professionista che si associ per dare vita ad ‘hub’ che mettono insieme più competenze.

Operativamente il bonus dovrebbe essere attuato attraverso un decreto ministeriale da presentare entro dicembre con agevolazioni tra le quali non è escluso il credito d’imposta.

Gli incentivi riguarderanno anche chi innova, aprendosi all’e-commerce e facendo esperienze formative all’estero, a dimostrazione del fatto che il concetto di ‘export’ sta entrando anche nel lessico dei professionisti, e in questo senso va anche la ‘tessera professionale europea’ approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri, uno strumento che faciliterà il riconoscimento della qualifica ottenuta dal professionista in un altro Stato membro.

L’annuncio del bonus per i professionisti under 45 arriva due giorni dopo l’approvazione in Commissione Bilancio del Senato dell’emendamento alla legge di Stabilità 2016, che equipara i professionisti alle imprese, estendendo a loro la possibilità di accedere ai fondi strutturali europei.

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Antincendio: il 69% degli esperti non si aggiorna

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Antincendio: il 69% degli esperti non si aggiorna

Consiglio Nazionale Ingegneri: ‘bisogna incrementare i corsi di formazione, anche a distanza’.

Il 53% degli professionisti dell’antincendio, iscritti negli elenchi del Ministero dell’Interno, sono ingegneri; tuttavia più del 69%, a meno di un anno dalla scadenza dell’obbligo di aggiornamento, non ha frequentato neanche un ora.

Questi alcuni dati che emergono dall’analisi effettuata dal gruppo di lavoro sicurezza del Consiglio Nazionale Ingeneri (CNI) in base ai dati degli elenchi dei professionisti antincendio, con i relativi crediti formativi maturati, dei Vigili del Fuoco (VdF).

Professionisti antincendio: formazione e aggiornamento
Nella circolare del CNI vengono sintetizzate le analisi circa la distribuzione dei professionisti antincendio per categorie professionali, gli eventi formativi erogati da Ordini e Collegi su base nazionale e provinciale, il numero di iscritti e le ore di aggiornamento maturate.

Dall’analisi emerge che “gli ingegneri rappresentano la maggioranza assoluta degli iscritti (53%) con una tendenza all’aumento nel tempo: nel 2011 gli iscritti erano 43232 e a settembre 2015 risultavano essere 46851”.

Emerge inoltre l’incremento nel tempo degli eventi formativi organizzati dai vari ordini, con particolare impegno da parte degli ingegneri. L’analisi mette in luce come siano le categorie degli ingegneri e dei periti industriali le più assidue nell’organizzazione e nella frequenza dei corsi di aggiornamento.

Tuttavia secondo il CNI “tutte le categorie professionali prevedono di non riuscire a soddisfare la richiesta di tutti gli iscritti”; per gli Ingegneri questa evidenza rende necessario analizzare le fattibilità di erogazione di eventi anche in modalità a distanza (FAD).

Professionisti antincendio: crediti formativi
Il DM 05/08/2011 e la circolare VVF 7213/2012, regolando la formazione e l’aggiornamento per i professionisti che si occupano di prevenzione incendi, prescrivono che per il mantenimento dell’iscrizione negli elenchi del Ministero dell’Interno sia necessario che gli iscritti frequentino corsi di aggiornamento della durata complessiva di almeno 40 ore nell’arco di 5 anni.

Dall’analisi CNI emerge che la fascia d’età più aggiornata è quella tra i 36 e i 55 anni, anche se solo il 2,2% degli ingegneri ha già completato le 40 ore di aggiornamento obbligatorio.

Inoltre il 69,2% non ha frequentato nemmeno un’ora di aggiornamento, anche se il dato varia considerevolmente tra le varie regioni; in Veneto e Liguria infatti circa il 25% ha frequentato almeno 20 ore di aggiornamento.

Per il Consiglio nazionale Ingeneri “la consistenza percentuale di ingegneri che, ad un anno dalla scadenza del quinquennio di riferimento, non ha registrato alcun credito formativo rappresenta la conferma che una quota significativa di ingegneri iscritti agli elenchi non svolge attività di prevenzione incendi, ovvero intende abbandonare questa disciplina.

Infatti il CNI prevede che circa il 40-50% degli ingegneri iscritti negli elenchi del Ministero dell’Interno non soddisfarà l’obbligo di aggiornamento.

La circolare però sprona i vari Ordini degli ingegneri ad incrementare ulteriormente l’offerta formativa in vista della scadenza del quinquennio di riferimento (27 agosto 2015).

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Progettazione antincendio, in vigore da oggi le nuove norme

Le disposizioni di prevenzione incendi si applicano ad attività industriali come officine, stabilimenti per la produzione di mobili, laterizi, cementifici.

Entrano in vigore oggi le nuove norme tecniche per la progettazione antincendio contenute nel Decreto 3 agosto 2015.

Le nuove regole si applicano alla progettazione, realizzazione ed esercizio di attività industriali e produttive come officine meccaniche, stabilimenti per la lavorazione di alimenti, di carta e cartone, per la produzione di arredamento e abbigliamento, di prodotti in gomma, plastica e metalli, stabilimenti di produzione di laterizi, cementifici, centri informatici di elaborazione e archiviazione dati, depositi di combustibili, ecc. Vedi l’elenco completo

In totale si tratta di 34 delle 80 attività comprese nell’elenco allegato al Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi (Dpr 151/2011). Sono esclusi edifici di civile abitazione, strutture sanitarie, alberghi ecc.

Norme antincendio: campo di applicazione
Le nuove norme tecniche si applicano sia alle attività di nuova realizzazione che a quelle esistenti alla data di entrata in vigore del decreto. Inoltre, “in caso di interventi di ristrutturazione parziale ovvero di ampliamento ad attività esistenti alla data di entrata in vigore, le medesime norme tecniche si possono applicare a condizione che le misure di sicurezza antincendio esistenti nella restante parte di attività, non interessata dall’intervento, siano compatibili con gli interventi di ristrutturazione parziale o di ampliamento da realizzare”.

Me le norme tecniche possono essere utilizzate anche per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio delle attività che non rientrano nell’allegato I del DPR 151/2011.

Prevenzione incendi: le soluzioni progettuali
Il decreto consente ai professionisti di scegliere tra soluzioni prescrittive, soluzioni alternative e il procedimento di deroga.

La soluzione prescrittiva è una soluzione progettuale di immediata applicazione nei casi specifici, che garantisce il raggiungimento del relativo livello di prestazione e non richiedono ulteriori valutazioni tecniche.

Nelle soluzioni alternative il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendi ammessi.

In quelle in deroga invece il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi.

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Formazione continua ingegneri: rischia la sospensione chi non ha i 30 CFP annui

Il CNI precisa che il mancato aggiornamento professionale non annulla automaticamente l’efficacia delle prestazioni svolte.

Gli ingegneri che non raggiungono nell’anno i 30 crediti formativi professionali (CFP) stabiliti dal Regolamento rischiano una sanzione disciplinare dal Consiglio di disciplina.

Questo quanto ricordato dal Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI), in una circolare diffusa ai vari Ordini provinciali, dopo aver riscontrato che una “percentuale non trascurabile di ingegneri iscritti non ha adempiuto all’obbligo di aggiornamento professionale per cui, all’inizio del prossimo anno, rischia di trovarsi al di sotto del numero minimo di 30 crediti”.

Formazione continua: sanzioni senza i CFP minimi

Il Consiglio Nazionale ha ribadito che “nel caso in cui un iscritto compia un atto professionale senza essere in possesso del numero previsto di 30 CFP, il Regolamento prevede il deferimento al Consiglio di disciplina che (tramite un Collegio di disciplina) dovrà esaminare la situazione e decidere se applicare, in modo assolutamente autonomo e osservando le forme del procedimento disciplinare, una sanzione disciplinare”.

Questa conclusione, secondo il CNI, è evidente da molti riferimenti normativi. Infatti il DPR 137/2012 prescrive ad ogni professionista, al fine di garantire la qualità ed efficienza della prestazione professionale, l’obbligo di curare il costante aggiornamento delle proprie competenze, precisando che “la violazione dell’obbligo costituisce illecito disciplinare”.

Inoltre il Regolamento per l’aggiornamento della competenza professionale dichiara che “per esercitare la professione l’iscritto all’albo deve essere in possesso di un minimo di 30 CFP” e che “qualora un iscritto abbia esercitato la professione senza aver assolto all’obbligo di aggiornamento della competenza professionale il Consiglio dell’Ordine territoriale di appartenenza è tenuto a deferirlo al Consiglio di Disciplina territoriale per le conseguenti azioni disciplinari”.

Infine anche il Codice Deontologico degli Ingegneri precisa che: “L’ingegnere deve costantemente aggiornare le proprie competenze professionali seguendo i percorsi di formazione professionale continua così come previsto dalla legge”.

Mancato aggiornamento professionale: rischio cancellazione dall’albo

Il Consiglio Nazionale Ingegneri, oltre ad evidenziare le conseguenze disciplinari a cui va incontro un iscritto che viola tale norma ha precisato che “non si evince peraltro da alcuna norma che l’atto professionale, eseguito in assenza del numero minimo di crediti necessari, perda valore o efficacia, posto che chi ha eseguito tale atto è un professionista regolarmente abilitato ed iscritto all’Ordine professionale”.

Il CNI ha continuato: “La sospensione o la cancellazione dall’albo, condizioni per cui può essere interdetto l’esercizio della professione (fatti salvi ovviamente i casi di legge o eventuali provvedimenti della Magistratura ordinaria), possono derivare, infatti, unicamente da decisioni dei Collegi di disciplina, dopo l’istruzione del procedimento disciplinare e la verifica della situazione di fatto e di diritto”.

Gli Ingegneri hanno voluto sottolineare che “ogni situazione che potrebbe dar luogo all’apertura di un procedimento disciplinare, compresi i casi di violazione dell’obbligo di aggiornamento professionale, deve essere esaminata come caso a sé stante e che la sanzione disciplinare può eventualmente variare da un minimo (avvertimento) ad un massimo (sospensione/cancellazione dall’albo)”.

Ad avviso del Consiglio Nazionale, la sanzione (se il procedimento disciplinare arriva a tale esito) deve evidentemente essere rapportata alla gravità della mancanza commessa, tenendo conto di tutte le circostanze come la recidiva derivante dal ripetersi della violazione al Codice deontologico.

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Ok del Senato al Collegato Ambiente, bonus fiscale del 50% per bonificare i capannoni dall’amianto

Nel testo anche 10 milioni per la demolizione degli edifici abusivi, permessi edilizi con via libera idrogeologico, appalti verdi e mobility manager

Agevolazioni fiscali per gli imprenditori che bonificano i capannoni dall’amianto, un fondo da 10 milioni per la demolizione degli immobili abusivi, via libera idrogeologico per il rilascio del permesso di costruire e appalti verdi.

Sono i contenuti di maggiore rilievo del Collegato Ambiente alla Legge di stabilità per il 2014, che ha ottenuto il via libera del Senato e ora torna all’esame della Camera.

Bonifica dall’amianto

Sarà riconosciuto un credito di imposta del 50% per le imprese che effettuano interventi di rimozione dell’amianto. A questo scopo il ddl stanzia 5,536 milioni di euro per il 2015 e 6,018 milioni per ciascuno degli anni 2016 e 2017. Il limite di spesa complessivo ammonta a 5,667 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019. L’agevolazione non è invece riconosciuta per gli interventi di importo inferiore a 20 mila euro.

Demolizione degli immobili abusivi in area a rischio idrogeologico

Il disegno di legge istituisce un Fondo da 10 milioni di euro per il 2016 che servirà ad anticipare ai Comuni le risorse necessarie per la demolizione degli immobili abusivi, con priorità per quelli realizzati nelle aree a rischio idrogeologico. I Comuni devono presentare al Ministero dell’Ambiente una domanda di concessione corredata dal progetto delle attività di rimozione o di demolizione e dai relativi costi. Sono ammessi al finanziamento gli interventi su opere e immobili per i quali sono stati adottati provvedimenti definitivi di rimozione o di demolizione non eseguiti nei termini stabiliti. Una volta ottenuti i finanziamenti, i Comuni devono procedere alle rimozioni o demolizioni entro 120 giorni.

Strutture temporanee e mobili

I manufatti leggeri, prefabbricati, roulottes, campers, case mobili e imbarcazioni non potranno essere considerati come nuove costruzioni se installati per soddisfare esigenze temporanee o se si trovano in strutture ricettive autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore. In questi casi, non è necessario il permesso di costruire. Diversamente da quanto previsto finora, il ddl interviene sul Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001) eliminando i riferimenti alla tipologia di ancoraggio al suolo.

Permesso di costruire e vincolo idrogeologico

In sede di rilascio del permesso di costruire, diventerà vincolante il parere dell’autorità competente in materia di assetto e vincolo idrogeologico che lo Sportello unico per l’edilizia dovrà acquisire, direttamente o mediante conferenza di servizi. Il permesso di costruire non potrà inoltre formarsi per silenzio assenso in presenza di vincoli idrogeologici.

Appalti verdi

Le Pubbliche Amministrazioni che bandiscono gare d’appalto dovranno rispettare una serie di requisiti ambientali minimi. Negli appalti di lavori, servizi o forniture, l’importo della garanzia sarà ridotto del 30% per gli operatori economici in possesso del marchio Emas e del 20% per quelli con certificazione ambientale UNI EN ISO 14001.

Le Amministrazioni dovranno indicare le specifiche tecniche nei documenti di gara per l’acquisto di lampade a scarica ad alta intensità, alimentatori elettronici, moduli a LED per illuminazione pubblica, attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio (ad esempio quali computer e stampanti), servizi energetici per gli edifici (illuminazione e riscaldamento).

Mobility manager

Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur) adotterà delle linee guida rivolte alle scuole che sceglieranno di istituire il “Mobility manager”. Si tratta di una figura che coordinerà gli spostamenti casa – scuola – casa del personale e degli alunni, favorendo la collaborazione con strutture comunali e altre scuole, l’intermodalità, l’uso della bicicletta e il noleggio di veicoli elettrici.

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